Presa di coscienza – L’uomo in rivolta – Albert Camus

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Per quanto confusamente, dal moto di rivolta nasce una presa di coscienza:
la percezione, ad un tratto sfolgorante, che c’è nell’uomo qualche cosa con cui l’uomo può identificarsi, sia pure temporaneamente.
Questa identificazione, fin qui, non era realmente sentita.
Tutte le concussioni anteriori al moto d’insurrezione, lo schiavo le sopportava.
Sovente anzi, aveva ricevuto senza reagire ordini più rivoltanti di quello che fa prorompere il suo rifiuto.
Portava pazienza, respingendoli forse in se stesso, ma poiché taceva, si mostrava più sollecito, per il momento, del proprio interesse immediato che cosciente del proprio diritto. Continua a leggere

Annunci

La cultura è organizzazione – disciplina del proprio io interiore – Antonio Gramsci

Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno.

Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato.
Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri.
Serve a creare quel certo intellettualismo bolso e incolore, cosí bene fustigato a sangue da Romain Rolland, che ha partorito tutta una caterva di presuntuosi e di vaneggiatori, piú deleteri per la vita sociale di quanto siano i microbi della tubercolosi o della sifilide per la bellezza e la sanità fisica dei corpi. Continua a leggere

Individualismo, competitività, egoismo – BAKUNIN (1871)

Intendo per individualismo la tendenza che, – considerando tutta la società e la massa degli individui come degli estranei, dei rivali, dei concorrenti come dei nemici naturali insomma, coi quali ognuno è costretto a vivere, ma che impediscono il cammino – spinge l’individuo a conquistare ed a stabilire il proprio benessere, la propria prosperità, la propria felicità malgrado tutto, a detrimento e alle spalle di tutti gli altri. Continua a leggere