L’IMMIGRAZIONE E’ LA CUCCAGNA DELLA BORGHESIA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

L’immigrazione è un fenomeno sociale che in politica viene usato come cavallo di battaglia da una parte o dall’altra, senza mai ricordarsi che tale evento riguarda degli esseri umani che ben che vada (qualora sopravvivessero al viaggio organizzato dai negrieri di oggi) si troveranno a competere in un paese per loro straniero con altri esseri umani.

In questa competizione si contrappone uomo contro uomo, lavoratore contro lavoratore, proletario contro proletario.
Tale situazione è di fatto una manna piovuta dal cielo per lorsignori “proprietari del lavoro altrui”, ovvero è la cuccagna della borghesia.

Il borghese, che è borghese in quanto pensa e agisce come tale, si diverte nel vedere dei disperati contendersi il lavoro a colpi di competitività e di svalutazione del salario.
Il proprietario borghese di attività, di società di servizi, di imprese edili, di ditte di trasporti, di ristoranti, di alberghi/hotel, ecc. avrà a disposizione un continuo ricambio di manodopera a basso costo, da sfruttare a “tempo indeterminato” con orari di lavoro che raggiungono e superano le 12 ore al giorno.

Lo sfruttatore di turno, qualora lo sfruttato si lamentasse (chiedendo ad esempio una delle tre mensilità arretrate), è pronto a far pressione psicologica ricordando al lavoratore che “c’è la crisi”, che se vuole può andarsene, ma che difficilmente troverà un’altra occupazione a queste “buone condizioni”.
Questa situazione invece di creare una presa di coscienza comune tra i lavoratori di una stessa azienda, paradossalmente genera diffidenza e sospetto reciproco.

Ecco allora che l’istinto di sopravvivenza, non accompagnato da una lucidità razionale che permetta l’identificazione del nemico comune (il padronato schiavista), genera l’abominio: nello stesso posto di lavoro ad esempio il bangladesh inizierà a guardar male l’egiziano, il romeno metterà in cattiva luce il bosniaco, il marocchino comincerà a far dispetti al congolese, l’albanese verrà alle mani con l’italiano, … in breve l’abbrutimento prenderà il sopravvento.
Se solo si parlasse tra lavoratori, individuando la causa del malcontento, che gran cose si potrebbero fare uniti in una comune causa.
Ma non ci si può mai fermare al lavoro nemmeno per una riflessione comune, lo stile lavorativo borghese non lo permette, e il proletario di solito accetta volontariamente questo stile.

Nella società del consumo caratterizzata da una vita frenetica, dove regna il dogma del “non c’è tempo”, nessuno trova cinque minuti di tempo per fermarsi e far uso della ragione, nessuno ha il coraggio di mettere in discussione il sistema, tutti rinunciano alla facoltà di dissentire.

Se questo non bastasse a descrivere la “cuccagna della borghesia” possiamo passare ad analizzare il tema della casa.
La casa, che dovrebbe essere garantita a tutti, insieme al cibo e all’acqua, è ad oggi strumento di sfruttamento da parte di coloro che collezionano molteplici proprietà e affittano case e stanze a prezzi sempre più elevati.

Il business dell’affitto va a braccetto con la “tratta degli schiavi”.
A nostro malgrado dobbiamo constatare che non solo il borghese proprietario italiano/europeo guadagna soldi con l’affitto a discapito di chi la casa di proprietà non l’avrà mai, ma lo stesso affittuario immigrato la subaffitta ai suoi connazionali, tenendoli ammucchiati come sardine in scatole, con un profitto tale (fatto sulla pelle dei propri fratelli) da potersi permettere un’altra casa in affitto dove stare da solo o con la propria famiglia.

Ecco che si manifesta l’uguaglianza mercantilistica: coloro che danno casa in affitto a “prezzi di mercato”, siano essi europei, asiatici, americani o africani, sono tutti uguali, sono tutti borghesi sfruttatori.
L’immigrazione è anche questo, che ci piaccia o pure no, e non poteva essere altrimenti visto che è un fenomeno indotto dal capitalismo internazionale.

Cerchiamo di non farci abbindolare dai mass-media di regime, sforziamoci di rifiutare il lavaggio del cervello che ci propinano tramite i talk-show.

Non guardiamo con diffidenza i nostri Compagni di Lavoro di oggi, perchè saranno i nostri Compagni di Lotta di domani.
Non cadiamo nel materialismo più sfrenato che porta l’individuo a vedere solo le differenze di colore della pelle e dei lineamenti, e ad avere paura di queste differenze.
Dietro ogni manifestazione razziale che la Natura ha prodotto c’è sempre un essere umano vivente, con cui, da umani, dovremmo sentir naturale socializzare.

Invece di odiare chi viene da altri paesi, scaricando su di loro la colpa della crisi economica-finanziaria che sta uccidendo l’Italia e l’Europa, cerchiamo di creare quell’Unione Sociale che permetta di opporre Resistenza a questa falsa concezione del mondo basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Opponiamo resistenza alle vere cause che scatenano le crisi economiche in giro per il mondo, in Europa come in Africa, in America come in Asia; resistiamo quindi all’attacco del Capitalismo, della Speculazione Borsistica, delle Multinazionali, dell’Usura Bancaria.

Nel concludere vogliamo sottolineare quanto sia ipocrita da parte del “mondo religioso” parlare di accoglienza, quando sinagoghe, chiese e moschee, sono ben chiuse agli immigrati, ai rifugiati, e a tutti coloro che dovrebbero essere accolti dai benefattori del monoteismo.
Il Vaticano, con i suoi possedimenti sparsi in tutta Roma, in Italia, e nel resto del pianeta, potrebbe dar sfoggio di quella carità che predica bene ma razzola male.
D’altronde la mentalità clericale è sempre la stessa: fai l’elemosina, dalla a me che la distribuisco ai poveri… e se vuoi l’assoluzione, bacia pure sto cordone!

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2 pensieri su “L’IMMIGRAZIONE E’ LA CUCCAGNA DELLA BORGHESIA

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